Say it right-Nelly Furtado
Posted in Musica, Uncategorized on April 18, 2007 by giobi21L’ultimo video di Nelly Furtado, “Say it right” è l’esempio del nuovo stile nato dall’hip hop, che nasce dal ghetto americano, ed è una vera e propria moda negli ultimi video musicali e prende il nome di Vogueing. Questo stile,che da il nome alla rivista degli anni settanta di moda “Vogue” , è associato al video di Madonna del 1990 introdotto nel singolo “Vogue”, proprio come stile di una sottocultura, di coloro che imitavano alle feste popolari le pose e le movenze dei modelli delle passerelle con l’intento di sbeffeggiarsi dell’alta società. Le altre influenze a questo stile sono di origine house, ma nel video di Nelly Furtado si vede come vien ben mescolato all’hip hop vero e proprio. Lo stile di Nelly Furtado la rende eccezionale, è intriso della cultura hip hop e del fado portoghese, come delle sonorità brasiliane e giamaicane. Il suo ultimo album, Loose, uscito a giugno 2006 segna una decisa apertura di Nelly alle sonorità pop e r’n'b, i cui singoli in questo periodo più ascoltati sono All good things (Come to an end), realizzata con gli Zero Assoluto e Say it right.
A dicembre 2006 ha registrato in studio un nuovo album, questa volta per la prima volta interamente in lingua spagnola.
Pensieri sulla danza
Posted in Danza on March 17, 2007 by giobi21 Leggerezza, eleganza, espressione
E poi niente intorno a te
Solo tu e la musica
Elementi essenziali
di un ristretto ciclo vitale.
Non esistono schemi precisi
Non c’e’ razionalita’
C’e’ solo il tuo cuore
ed i tuoi sentimenti.
La leggerezza di un gabbiano
Libero in volo
sulle coste scozzesi
Non temente di nessuna minaccia
O rapace piu’ grande.
Elegante come salti di un delfino
In mare aperto;
Le linee eterne, infinite,
che continuano nello spazio
Solo attraverso l’immaginazione:
Strumento essenziale.
L’espressione dei sentimenti piu’ nascosti
Quelli segreti.
Un succedersi di emozioni
Che riescono a completarsi l’un l’altra
Anche se apparentemente senza senso.
Non c’e’ sforzo fisico
Il corpo va da solo
E la mente ha come staccato la spina
E’ il cuore che comanda
La danza fa da capro espiatorio
E in momenti di nebbia
E’ come una promessa che consola
Come la gioia di un sorriso amico
O come la fine di una galleria interminabile.
E’ tutto un controsenso
Si esprime con amore l’odio
Con gioia il dolore
con tranquillita’ la rabbia.
La passione della danza
Completa la persona
Fornendogli quella terza via
Di cui tutti parlano
Ma che nessuno trova:
La via del proprio cuore.
http://sbarishinikov.giovani.it/diari/1041521/_on_air_im_a_bitch_im_a_lover_-_alanis_morissette_.html
Anthony Hamilton
Posted in Musica on March 11, 2007 by giobi21Anthony Hamilton (born January 28, 1971, Charlotte, North Carolina) is an R&B & soul music singer and songwriter who rose to fame with his 2003 second album Comin’ From Where I’m From, which featured the singles “Comin’ from Where I’m From,” “Charlene,” and “I’m a Mess.”
Fuga dalla libertà
Posted in Filosofia, Letteratura on March 6, 2007 by giobi21Domenica pomeriggio dedicata alla lettura intensa di un saggio, completato affannosamente per la voglia di catturare ogni sottigliezza dello scrivere di Fromm nel “Fuga dalla libertà”.
Bè direi tanti gli spunti riflessivi, che tengo molto a segnare.
- Fuga dalla libertà, innanzitutto, cosa significa? L’uomo tende a ricercare la libertà, nel tempo e nella storia, si sono seguite varie vicende in cui ogni diritto acquisito era un passo in più verso la libertà. Ma questa libertà acquisita, come accade nella vita dell’uomo da quando è nato ad adulto, porta inevitabilmente al trovarsi davanti a se stessi in uno stato ansioso dal quale si vuole fuggire perchè ci si sente soli. In questo modo si finisce con il ricercare un modo per sottomettersi di nuovo a legami non solo amorosi, che portano a eliminare la libertà personale, a creare vincoli dai quali nuovamente si vorrà fuggire. Dunque la ricerca della libertà è intesa come un circolo vizioso dal quale stranamente l’uomo moderno incappa. Nel libro il tema è presente visto sotto vari punti di vista, a partire da quello storico, a quello sociale, psicologico, umano con esempi di vita molto concreti.
“La perdita dell’io, la sua sostituzione con uno pseudoio, lascia l’individuo in un profondo stato di insicurezza.E’ ossesionato dal dubbio, poichè, essendo in sostanza un riflesso di ciò che altri si attendono da lui, in una certa misura ha perduto la sua identità. Per vincere il panico derivante da questa perdita di identità, è costretto a conformarsi, e cercare la propria identità nella continua approvazione e nel continuo riconoscimento da parte degli altri. Dato che lui non sa chi è, per lo meno gli altri lo sapranno, se agisce secondo le loro pretese; se lo sanno lo saprà anche lui, solo che creda loro sulla parola.”
-E’ proprio la storia il perno principale attraverso il quale emerge un’analisi e una critica a vari aspetti preponderanti della nostra civiltà, come le religioni, vedi il protestantesimo e il calvinismo, e le ideologie come quelle del nazionalsocialismo e del fascismo. Lette sotto chiave sociologica e psicologica si traggono le cause direi nascoste che hanno spinto questi movimenti, come tanti altri, collegando e dando un susseguirsi alle vicende.
-Dal nazionalsocialismo in particolar modo si descrive quell’aspetto patologico dell’uomo, il sado-masochismo, che è connaturato in ognuno, ma che in diverse vie si realizza. Innanzitutto il sadico, a causa della necessità della continua approvazione, per esistere ha bisogno del masochista, e non può vivere senza. Tutta la descrizione dell’estremo stato dell’uomo viene esaminato sia al livello dell’uomo che può avere esempi nella vita quotidiana, quasi di un uomo normale apparentemente,- e qui si fa una lunga parafrasi dell’uomo che si dica normale o no, davvero molto interessante- fino ad arrivare al fatto che uomini come Hitler, che hanno avuto la capacità di saper trascinare la gente con la loro ideologia, e con essa la volontà di potenza, facendo credere che la sua fosse l’unica ad esistere, oltre che discutere di molti dei casi patologici che Fromm stesso ha seguito da psicoterapeuta. Inoltre il sado- masochismo è visto non solo come aspetto mentale, ma nel corrispettivo sessuale, ebbenesì caratterizzando in questo modo l’uomo come costituito dai bisogni primari tra i quali, oltre alla sete, o la fame e il sonno, c’è anche il sesso.
-Tra i punti inoltre cruciali di tutta l’argomentazione del saggio, c’è la fondamentale relazione in cui l’uomo si pone, e la massima in cui esso si realizza: “io penso, io sento, io sono” . Quello che si pensa molto spesso, nonostante siamo sicuri che sia quello che davvero pensiamo, non è proprio così, perchè è dato da circostanze esterne che ci hanno portato a certe riflessioni. Ma da quello che si pensa scaturisce il sentire, e questo implica che anche le sensazioni sono fuorviate dunque non vere, fino ad arrivare a essere convinti di se stessi come un tipo di persona, ma tutto ciò potrebbe essere diverso se solo non fosse così facile essere condizionati dagli eventi esterni.
-La razionalizzazione dell’irrazionalizzazione, proprio nata dal condizionamento dell’uomo nella società in cui è presente, facendo si che quello che dell’uomo dovrebbe essere irrazionale, viene così razionalizzato che perde di veridicità, perde di autenticità che invece dovrebbe essere conservata.
- La psicologia nel suo divenire come scienza ha posto le sue scoperte al servizio di tutti, ed è per questo che i successori di Freud criticano la sua filosofia, gratificando le sue ricerche ma dando un contributo maggiore, quale quello che vede l’uomo connaturato nella società e che da essa sarà sempre legato in ogni scelta, in ogni suo modo di esprimere le sue caratteristiche, studio proprio della psiche umana.
-”La trasformazione dell’individuo in automa nella società modena ha accresciuto il senso di impotenza e di insicurezza dell’uomo medio. Perciò questi è pronto a ottomettersi a nuove autorità , che gli offrono sicurezza e liberazione dal dubbio.”
- Come è giusto che sia, il confronto dell’uomo con la storia, e la sua dinamicità ha portato a uno stato in cui esista la democrazia, prova della quale vi è una continua ricerca della libertà. Questa viene analizzata come una conquista, ma che ha all’interno i grandi problemi che costano il prezzo della libertà.
Tanti altri sono gli spunti di riflessioni non meno importanti da quelli da me citati, infatti è spettacolare l’immensità di esempi e punti in cui l’uomo si confronta, come la storia che l’uomo stesso fa. La dinamicità dell’uomo lo rende unico e viene svelato infine il “trucco” attraverso il quale si raggiunge la libertà. E’ istintivo descrivere la conclusione, ma è allo stesso tempo interessante quanto meno lasciare chi legge con la curiosità di sapere quale è la verità attraverso la quale si scopra quale sia la libertà.
La noia di Alberto Moravia
Posted in Letteratura on March 4, 2007 by giobi21Ho letto il libro La Noia di Alberto Moravia e l’ho terminato ieri sera leggendo quasi duecento pagine tutto d’un fiato. Di sicuro un’opera come questa non merita che elogi, quindi diventa banale dire che è un gioiello della letteratura del 900. La noia di Moravia è uno scorcio romanzesco di cui è evidente l’alienazione dell’uomo dalla vita sociale, dunque è attuale e contemporaneo il racconto della storia dei personaggi. Il protagonista, ritratto come un uomo senza strutture, senza appoggi, proprio della filosofia nichiana, si evolve nel racconto a tratti deluso e a tratti illuso dal proprio modo di esprimere le caratteristiche di chi fugge dalla ricchezza ostentata della sua famiglia, ma vi si rifugia nel momento del bisogno. Cosciente e incosciente della sua vita, imbocca la via dell’analisi delle sue vicende trastullandosi nella sua Noia, definita come una malattia, uno scudo per proteggersi da eventuali sofferenze derivate dalle delusioni della vita. La noia da cui dapprima cerca di fuggire, ma che dopo ricerca per non essere subordinato ai sentimenti che lo portano a soffrire, come la gelosia per la sua donna. Il protagonista è l’uomo, di cui si racconta in prima persona, e che se inizialmente è poco entusismante visto la noia di cui dice di essere malato, poi diventa soprendente poichè ne esce quasi inavvertitamente vacillando nella realtà che lo porta a cambiare, tutto quello di cui era certo diventa incerto.
La figura di Dino, il principale protagonista, analizzato e segmentato tra uomo e artista, vive la Noia e da questa cerca di allontanarsi, ma quando incontra Cecilia, e dal momento in cui capisce che lei lo tradisce diventa geloso e capisce di amarla. Cecilia viene descritta come una donna leggera che non ha problemi ma che non vuole legarsi, esattamente quello che le impone Dino di fare, di sposarsi, ma lei non vuole. Per questo lui tenta il suicidio in preda alla disperazione di non poterla avere, il cui unico scopo era tornare ad annoiarsi.
Il romanzo lascia lo spazio al ritratto delle emozioni, infatti, dato che nel suo scrivere Moravia non si distacca dall’essere teatrale, sembra quasi vedere i personaggi vivere.
Il trionfo del dionisiaco
Posted in Filosofia, Musica, Poesia on February 11, 2007 by giobi21Tutto ha un seguito, ha un nesso, ha una sua logica…a volte siamo attratti da qualcuno o qualcosa, e nn ci accorgiamo del motivo, nonostante è così visibile agli occhi. Ho parlato delle ragioni che legano un certo stile di vita alle passioni di cui si nutre il vivere. E’ curioso trovare un legame anche con il passato e il presente, non solo quello narrato da qualche parte ma quello che unisce i miti passati e presenti. Leggendo poco tempo fa, sulla carta stampata attaccata all’armadio di una camera, un articolo, mi sono riproposta di trovare del materiale. questo articolo parla del poeta maledetto, jim morrison attratto dal pensiero filosofico di Nietzsche e dal teatro greco, Dioniso e le Baccanti. E’ verosimilmente illusoria l’idea di Jim Morrison che ha della libertà, dell’arte e dello spirito dionisiaco. Il vivere e lo scegliere di vivere è tanto pericoloso quanto straordinario perchè conduce alla libertà dell’animo. La vita di Morrison può essere presentata con una frase di William Blake: “La strada dell’eccesso conduce al palazzo della saggezza”. Ciò che è necessario sottolineare, come Jim Morrison era attratto dal grande filosofo tedesco, del quale sentiva particolarmente affine la tagliente critica dell’attualità. E il suo spirito si nutriva con la Nascita della Tragedia, trovando nella mitica lotta tra ordine e caos, apollineo e dionisiaco, la metafora archetipica del mondo e dell’animo umano. Jim scelse senza esitazioni l’identificazione con Dioniso, l’ebbrezza, la vertigine, l’indistinto che tutto contempla e nulla esclude e divide.
se ragioniamo tenendoci lontani dal senso del sacro, dalle remore culturali e cercando di immaginare la storia umana ed i miti umani come rappresentazioni delle medesime eterne esigenze dello spirito, vedremo che l’amore e l’idolatria che portarono e portano gli uomini ad amare, venerare e seguire un altro essere umano, riconoscendo in lui doti particolari di elevazione dello spirito sono gli stessi; che siano virtù taumaturgiche e salvifiche o edonistiche, poco importa, se il puro piacere è in grado si sollevare lo spirito e in definitiva di “salvare” l’istante presente.
E’ piacevole rileggere le poesie di Jim Morrison, come anche i suoi aforismi, che rispecchiano l’animo ribelle e allo stesso geniale, privo di convenzioni sociali, un pò perchè ci si idenfica in molti aspetti della mentalità presente ma direi anche passata. Ne esistono tanti, ma di più attuali sento la necessità di menzionarne alcuni.
Non credere a chi ti dice “ti amo”, ma a chi ti guarda negli occhi e tace.
Non pentirti di qualcosa che hai fatto, se quando l’hai fatta eri felice.
Vivi il presente, sogna per l’avvenire: vivi come se dovessi morire subito, pensa come se non dovessi morire mai.
Chi rinuncia ai sogni è destinato a morire.
Dioniso
Posted in Filosofia on January 29, 2007 by giobi21Trovo un legame tra le mie passioni e il mio modo di essere nella vita e tutto si può capire da questo che è scritto nella storia greca.
DIONISO e i riti dionisiaci
Dioniso è un dio greco, egli è il corrispettivo greco del dio romano Bacco. Dioniso incarna tutto ciò che vi è di istintivo, sensuale, caotico e irrazionale nella vita. Nietzsche fece notare che la vita stessa, come principio che anima i viventi, era istintività, sensualità, caos e irrazionalità e per questo non poté che vedere in Dioniso la perfetta metafora dell’esistenza. Ciò che rende vivo i viventi è infatti un qualcosa di misterioso, qualcosa che sembra riguardare da vicino quell’energia priva di qualsiasi prevedibilità che è la fonte prima a cui attinge ogni cosa animata (è l’energia delle passioni, che fluttuano caotiche nel corpo e nello spirito degli uomini).
I tratti di Dioniso incarnano lo spirito di tutto ciò che vuole vivere: egli è il dio della vegetazione, la cui cieca rigogliosità si spinge ovunque le sia permesso spingersi, nonché della fertilità, il principio per cui dalle cose vive si generano i viventi. Ma non solo, Dioniso è il dio dell’uva e del vino, e quindi è il nume tutelare dell’ebrezza e della perdita della ragione. Dioniso toglieva le inibizioni, riconduceva gli uomini al loro stato primordiale e selvaggio, li faceva ballare, gridare, agitare, cadere nell’esaltazione parossistica che portava all’orgia e alla violenza, la quale era privata del suo significato negativo, in quanto nulla si riteneva giusto o ingiusto in regime di delirio.
Dioniso era l’unico dio che concedeva alle donne e agli schiavi di partecipare ai suoi riti, i quali prevedevano, oltre alla danza sfrenata e liberatoria, la caccia a mani nude di un animale selvatico, sbranato e ingoiato a brandelli ancora caldo e sanguinante: il calore del corpo e il sangue grondante erano cagione di vita da ingollare a piene fauci.
Ecco come si svolgeva il rito dionisiaco: lo scopo del rito era quello di ricordare le vicende di Dioniso, figlio di una relazione adulterina tra Zeus e una mortale e per questo perseguitato fino alla pazzia da Era, consorte legittima di Zeus. Il corteo era composto dalle menadi, donne incoronate con frasche di alloro e indossanti pelli di animali selvatici, e da uomini camuffati da satiri. Le donne erano ammesse ai riti perché impersonavano quella irrazionalità che il mondo greco contrapponeva alla ragione tipicamente maschile. Per permettere loro di ballare il più caoticamente possibile, esse reggevano il tirso, una verga circondata di edera e appesantita a una estremità da alcune pigne, il cui solo scopo era quello di rendere più instabile possibile il corpo della danzatrice. Ebbro di vino, il corteo si abbandonava alla suggestione musicale del ditirambo, una danza ritmica ossessiva scandita da flauti e da tamburi. Lo scopo del rito era quello di raggiungere quello speciale stato di possessione che gli antichi chiamavano entusiasmo: il rito, come già accennato, si chiudeva con la caccia e lo sbranamento di un animale selvatico.
A partire dal IV secolo a.C. questi riti cessarono gradualmente di essere officiati e vennero sostituiti da rappresentazioni simboliche, sia mimiche che musicali, meno cruente. Dall’usanza di sacrificare una bestia, solitamente un capro (tragos in greco), prese nome quella rappresentazione teatrale della vita che è la tragedia greca.
Chi mi conosce capirà…copiato da:
Notte ad Harlem
Posted in Musica on January 28, 2007 by giobi21tra le altre composizioni di Giovanni Allievi questa è la mia preferita

