La noia di Alberto Moravia

Ho letto il libro La Noia di Alberto Moravia e l’ho terminato ieri sera leggendo quasi duecento pagine tutto d’un fiato. Di sicuro un’opera come questa non merita che elogi, quindi diventa banale dire che è un gioiello della letteratura del 900. La noia di Moravia è uno scorcio romanzesco di cui è evidente l’alienazione dell’uomo dalla vita sociale, dunque è attuale e contemporaneo il  racconto della storia dei personaggi. Il protagonista, ritratto come un uomo senza strutture, senza appoggi, proprio della filosofia nichiana, si evolve nel racconto a tratti deluso e a tratti illuso dal proprio modo di esprimere le caratteristiche di chi  fugge dalla ricchezza ostentata della sua famiglia, ma vi si rifugia nel momento del bisogno. Cosciente e incosciente della sua vita, imbocca la via dell’analisi delle sue vicende trastullandosi nella sua Noia, definita come una malattia, uno scudo per proteggersi da eventuali sofferenze derivate dalle delusioni della vita. La noia da cui dapprima cerca di fuggire, ma che dopo ricerca per non essere subordinato ai sentimenti che lo portano a soffrire, come la gelosia per la sua donna. Il protagonista è l’uomo, di cui si racconta in prima persona, e che se inizialmente è poco entusismante visto la noia di cui dice di essere malato, poi diventa soprendente poichè ne esce quasi inavvertitamente vacillando nella realtà che lo porta a cambiare, tutto quello di cui era certo diventa incerto.

La figura di Dino, il principale protagonista, analizzato e segmentato tra uomo e artista, vive la Noia e da questa cerca di allontanarsi, ma quando incontra Cecilia, e dal momento in cui capisce che lei lo tradisce diventa geloso e capisce di amarla. Cecilia viene descritta come una donna leggera che non ha problemi ma che non vuole legarsi, esattamente quello che le impone Dino di fare, di sposarsi, ma lei non vuole. Per questo lui tenta il suicidio in preda alla disperazione di non poterla avere, il cui unico scopo era tornare ad annoiarsi.

Il romanzo lascia lo spazio al  ritratto delle emozioni, infatti, dato che  nel suo scrivere Moravia non si distacca dall’essere teatrale,  sembra quasi vedere i personaggi vivere.


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